Maria “Corredentrice” è una di quelle parole che scaldano subito l’aria. Alcuni la amano, altri la temono. Vale la pena capire di cosa parliamo, senza slogan.
Anzitutto: Cristo è l’unico Redentore. La sua Croce basta, avanza, è perfetta. Nessuna creatura può “aggiungere” qualcosa al suo sacrificio. Se “corredentrice” significasse una seconda redentrice accanto a Gesù, sarebbe da buttar via.
Ma la Chiesa ha sempre creduto che Dio salvi coinvolgendo. San Paolo arriva a dire: «Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa». Non perché alla Croce manchi valore, ma perché la Redenzione deve raggiungere persone concrete lungo la storia. Paolo offre se stesso perché la grazia arrivi agli altri.
Maria vive questo principio in modo unico. Con il suo “sì” all’Annunciazione permette al Verbo di farsi carne; sotto la Croce non fugge, ma sta, unita al Figlio proprio nel momento in cui Egli dona la vita per tutti. La Tradizione la contempla come nuova Eva, associata alla missione del nuovo Adamo, non alla pari ma totalmente dipendente da Lui.
Qui entra in gioco il titolo di Corredentrice: non una seconda fonte di salvezza, ma la creatura che, più di ogni altra, è stata resa partecipe dell’opera del Redentore. Il “co-” non dice “alla pari”, ma “con”: con Cristo, sotto Cristo, per Cristo. È un linguaggio delicato, che va spiegato bene, ma che cerca di custodire un dato semplice: la Madre non assiste da spettatrice, partecipa.
Perché allora oggi il termine fa così discutere? Per tre motivi:
– si teme che crei confusione dottrinale;
– si ha paura di ferire la sensibilità ecumenica;
– si dubita che il linguaggio di ieri parli ancora all’uomo di oggi.
Tutto comprensibile. Ma se ci si limita a dire che il titolo è “sbagliato”, si rischia di buttare via anche il contenuto che esprime: l’idea che Maria, e con lei la Chiesa, non siano comparse ma collaboratrici reali del disegno di Dio.
La via d’uscita è più semplice di quanto sembri:
– ribadire con forza che Cristo solo redime;
– riconoscere che Maria coopera in modo singolare e subordinato;
– spiegare con pazienza che “corredentrice” è un modo tradizionale per dire questa verità, non una concorrenza a Gesù.
Tutto questo non è un gioco per specialisti. Cambia il modo in cui vivi il Vangelo.
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Imparare a stare sotto la Croce
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Maria non scappa, non commenta, non fa teatro: sta.
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Anche tu puoi prendere la tua sofferenza – piccola o enorme – e metterla lì, accanto alla sua, perché diventi feconda per qualcuno.
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Capire che la fede non è mai solo “io e Dio”
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Se Maria coopera, se Paolo “completa nella sua carne”, allora la tua vita può essere davvero utile per la salvezza degli altri.
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Una preghiera fatta bene, una Messa offerta, una fatica vissuta in silenzio hanno un peso reale nella storia della grazia.
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Guardare Maria come icona della Chiesa che vorremmo essere
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Totalmente centrata su Cristo, mai concorrente.
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Capace di custodire la Tradizione senza nostalgie, ma con stupore.
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Madre che genera nella fede, non influencer spirituale di passaggio.
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In fondo, il titolo di Corredentrice non fa che ricordarci questo: la salvezza non è una pioggia anonima che cade dall’alto, ma una storia d’amore in cui Dio chiede il sì di una donna, il sì di un apostolo, il sì di ciascuno di noi.
Maria ci precede su questa strada. E, come a Cana, continua a dirci piano, senza rumore:
«Fate quello che vi dirà».
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