
A Sua Eminenza Reverendissima
Card. Víctor Manuel Fernández
Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede
“Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”
(Col 1,24)
Paolo, la Chiesa e Maria Corredentrice
Per una lettura nella continuità del Magistero
- Introduzione
Eminenza Reverendissima, con rispetto filiale e sincero amore per la Chiesa, Le sottopongo questa riflessione unitaria — frutto dell’integrazione della mia prima bozza con un approfondimento biblico teologico su Col 1,24 — circa il nesso tra l’unica Redenzione di Cristo e la cooperazione di Maria Santissima, tradizionalmente designata anche con il titolo di Corredentrice.
La Nota Mater Populi fidelis ha generato in non pochi fedeli il timore che l’uso del titolo sia, in sé, teologicamente improprio. Senza ombra di polemica, desidero precisare che: (a) l’unico Mediatore e Redentore è e resta Gesù Cristo (1Tm 2,5); (b) ogni mediazione creaturale dipende totalmente dalla sua; (c) in tale dipendenza si comprende sia la partecipazione di ogni battezzato (Col 1,24), sia — in modo singolare e subordinato — la cooperazione materna di Maria.
- Cristo unico Mediatore: che cosa “manca” secondo Col 1,24
San Paolo scrive: “sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). La Passione del Signore non è manchevole nel valore: il sacrificio di Cristo è perfetto, definitivo, sovrabbondante. “Manca”, piuttosto, la partecipazione del Corpo lungo la storia: ciò che è stato compiuto una volta per tutte deve raggiungere soggettivamente persone concrete, generazione dopo generazione.
L’esegesi del verbo greco antanaplērōō indica il “colmare ciò che resta da colmare”: non aggiunta di merito all’atto redentivo oggettivo, ma perfetta irradiazione ed applicazione di quell’unico atto nella vita della Chiesa. Paolo vede la sua sofferenza come innestata nella Croce: Cristo ha redento il mondo; l’Apostolo, unito a Cristo, si consuma perché la Redenzione giunga ai membri del Corpo. È la logica della Comunione dei santi.
- La partecipazione della Chiesa: il principio paolino
Se il sacrificio del Capo è perfetto sul piano oggettivo, sul piano soggettivo la Chiesa coopera alla diffusione dei suoi frutti. La tradizione spirituale e la prassi ecclesiale (penitenza, indulgenze, offerta del dolore) esplicitano questo principio: la sofferenza del cristiano, unita a quella di Cristo, diventa strumento di salvezza per il Corpo. Nessuna concorrenza, nessun “secondo redentore”: solo partecipazione realmente efficace, perché totalmente dipendente dall’unica mediazione del Signore.
- Se Paolo può dirlo, Maria lo dice in modo eminente
Quanto è vero per ogni battezzato vale massimamente per Maria. Il Concilio insegna che la Vergine “cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore” ed è “Madre per noi nell’ordine della grazia”, precisando che tale funzione «in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo», dalla quale dipende assolutamente e da cui attinge tutta l’efficacia. Se Paolo — peccatore redento — può dire «completo…», quanto più Maria, l’Immacolata, Socia del Figlio nella fede e nel dolore, può dirlo in senso eminente e subordinato: non perché manchi qualcosa a Cristo, ma perché Le è stato dato di portare con Lui, come Madre del Capo e del Corpo, il peso dell’ora.
Il mistero della «Corredentrice» non riguarda soltanto Maria: tocca in profondità il modo stesso in cui la Chiesa comprende la propria missione. San Paolo osa scrivere: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Non perché la Croce sia insufficiente, ma perché il disegno di Dio ha voluto che l’unica redenzione di Cristo si rendesse presente nella storia attraverso la cooperazione libera delle membra del Corpo.
Maria sta all’inizio di questa logica di cooperazione. In lei la Chiesa contempla il modello perfetto di ciò che ogni battezzato è chiamato a vivere in misura umile e quotidiana: offrirsi, soffrire, pregare, lavorare perché la grazia della redenzione raggiunga le anime. Se diventa sospetto dire che Maria coopera alla redenzione, a maggior ragione diventa sospetto dire che la Chiesa coopera alla salvezza delle anime: ma allora che ne resta di Col 1,24, dell’apostolato, della missione, dell’intercessione dei santi, della stessa responsabilità cristiana nella storia?
In questo senso, la dottrina sulla singolare cooperazione di Maria non impoverisce, ma fonda e illumina la cooperazione di tutta la Chiesa. Maria è ciò che la Chiesa è chiamata a diventare: completamente disponibile alla volontà del Padre, intimamente unita al sacrificio del Figlio, docile all’azione dello Spirito. Chiamarla, in questo quadro, «Corredentrice» significa riconoscere che in lei si manifesta in modo eminente la stessa legge spirituale che regge la vita di tutti i fedeli: nessuno si salva da solo, ma nessuno è escluso dal poter diventare, per grazia, strumento di salvezza per altri.
Squalificare in blocco il titolo «Corredentrice», come se fosse necessariamente un tradimento del Vangelo, rischia di produrre un effetto collaterale grave: abituare i cristiani a pensare la redenzione come realtà puramente individuale e chiusa, priva di ogni reale cooperazione ecclesiale. Al contrario, custodire un linguaggio mariano alto, ben precisato dottrinalmente, aiuta a mantenere viva la coscienza che la Chiesa non è spettatrice, ma partecipe – sempre in modo subordinato – dell’opera di Cristo. In Maria, questa verità prende un volto materno; nella Chiesa, si traduce nella fatica quotidiana dell’annuncio, dei sacramenti, della carità e dell’offerta nascosta di tante vite unite alla Croce.
- Tre livelli da distinguere con rigore
(a) Redenzione oggettiva (Cristo solo).
L’unico sacrificio della Croce, di valore infinito, sufficiente per tutti i tempi: nessuno può “aggiungere” alcunché.
(b) Corredenzione singolare (Maria).
Cooperazione unica, reale e subordinata della Madre: eletta Immacolata, presente sotto la Croce in compassio totale, Socia Christi non per parità, ma per intima partecipazione.
(c) Partecipazione soggettiva (Chiesa e santi).
Ogni battezzato, unendo la propria croce a quella di Cristo, coopera all’applicazione dei frutti della Redenzione alle anime.
Il titolo «Corredentrice», quando usato, designa il secondo livello. Ben spiegato, tutela la centralità di Cristo e sostiene la catechesi sul terzo livello.
- Storia del titolo e prudenza del Magistero
- San Pio X: attestazioni in preghiere indulgenziate con il titolo “Corredentrice del genere umano”.
- Benedetto XV, Inter Sodalicia (1918): Maria “soffrì e quasi morì con il Figlio… di modo che si può dire che Ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano”.
- Pio XI (30 novembre 1933, ai pellegrini di Vicenza): “…per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice”.
- Pio XII, Munificentissimus Deus (1950), n. 39: Maria “generosa Socia del divin Redentore” (lessico dottrinalmente equipollente quanto alla cooperazione unica e subordinata).
- Concilio Vaticano II, Lumen gentium 61–62: scelta di prudenza linguistica; non usa il titolo, ma sviluppa la “cooperazione alla Redenzione” e la “funzione salvifica subordinata” di Maria.
- San Giovanni Paolo II: in atti pubblici (udienze, Angelus, omelie) impiega più volte il titolo «Corredentrice»; nelle encicliche preferisce un lessico sobrio (“cooperazione materna”).
Criterio risultante: il titolo può essere spiegato, talora evitato, mai squalificato in sé.
- Sulla formula «sempre inappropriato»
L’assolutezza della formula rischia tre cortocircuiti:
Storico magisteriale — sembra contraddire o svalutare una tradizione riconosciuta, alimentando l’idea di discontinuità.
Teologico metodologico — confonde lessico e dottrina: la Chiesa può correggere il linguaggio, non insinuare l’errore dove occorre solo spiegazione.
Pastorale — disorienta i fedeli: molti, nutriti da catechesi e pietà popolare, concludono che il titolo sia “sbagliato”. Invece è delicato e da spiegare.
L’ermeneutica della riforma nella continuità insegna: si purifica, non si cancella; si precisa, non si sconfessa.
- Proposta praticabile (dottrina chiara, lingua sobria)
Per l’unità della fede e la pace pastorale:
Dogmatico. Nessuna richiesta definitoria.
Teologico. Riconoscere che Corredentrice, se ben qualificato, è un modo legittimo di esprimere la cooperazione materna.
Pastorale. Offrire una formula positiva, catechetica, che tenga insieme fedeltà e prudenza:
«Maria ha cooperato in modo unico e subordinato all’unico Redentore; per questo, nella tradizione cattolica, è anche invocata come Corredentrice. Tale titolo non aggiunge nulla alla Croce di Cristo, ma esprime l’eccellenza della sua partecipazione materna alla nostra salvezza.»
- Linee pastorali per parroci, catechisti e formatori
Cristo al centro. Ogni catechesi mariana si apra con 1Tm 2,5.
Col 1,24 spiegato. “Manca” la nostra partecipazione, non il merito della Croce.
Triplice livello. Cristo (oggettivo) – Maria (singolare) – Chiesa (partecipazione).
Linguaggio onesto. Se si usa «Corredentrice», dire subito “in modo subordinato all’unico Redentore”. Se non lo si usa, evitare di far credere che sia teologicamente errato.
Pietà popolare. Valorizzare Rosario, Via Crucis, offerta del dolore: Maria ci educa a stare sotto la Croce senza vittimismo e senza retorica.
Ecumenismo intelligente. Ascoltare, spiegare, non annacquare: spesso la chiarezza unisce più del silenzio.
- Conclusione
Eminenza, nessuno mette in questione che «uno solo è il mediatore» (1Tm 2,5). Proprio per questo possiamo dire anche l’altra metà del mistero: il Figlio ha voluto salvare coinvolgendo — Paolo, la Chiesa e, in modo singolare, la Madre. Chiamarla Corredentrice, in senso preciso e subordinato, non toglie luce al Sole: ne mostra il riverbero sul volto purissimo di colei che stava sotto la Croce. La Chiesa non si rinnova tacendo il suo linguaggio, ma purificandolo nella continuità. Affido a Vostra Eminenza queste considerazioni, per il bene dei piccoli, la serenità dei pastori e la precisione delle nostre cattedre.
In Christo et Maria
Vignola, 9 novembre 2025.
Dedicazione della Basilica Lateranense
Firmato
Pietro Luciano Pio dott. Iannantuono
Insegnante
_______________________________________
Note
- 1Tm 2,5; Col 1,24: unico Mediatore, partecipazione ecclesiale.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, 599–618; 968–970.
- Concilio Vaticano II, Lumen gentium 60–62 (cooperazione materna subordinata).
- San Giovanni Paolo II: Salvifici doloris; Redemptoris Mater; usi pubblici del titolo in catechesi e discorsi.
- San Pio X: preghiere indulgenziate con il titolo «Corredentrice».
- Benedetto XV, Inter Sodalicia (1918).
- Pio XI: discorsi pubblici (es. 30 novembre 1933).
- Pio XII, Munificentissimus Deus (1950), n. 39: «generosa Socia del divin Redentore».
- Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater Populi fidelis, n. 17.
- Penitenzieria Apostolica: decreto per la Giornata del Malato (Col 1,24 e partecipazione alle sofferenze redentrici).
- Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2005): ermeneutica della riforma nella continuità.