Sicurezza a Vignola: ciò che il Sindaco non può più dire!

Pubblicato il 1 aprile 2026 alle ore 09:38

È arrivato il momento, nella vita di una città come Vignola, in cui le parole non bastano più.
Quel momento, infatti, giunge quando i dati, i fatti e la percezione collettiva cominciano a convergere.

Vignola è entrata in quel momento.

Non lo dimostra un video isolato, non amplifica un post sui social, non lo sostiene una voce di parte.
Lo attestano i numeri. Lo confermano i cittadini. Lo suggerisce, con crescente evidenza, il clima che si respira nelle strade.

E soprattutto, lo impone il diritto.

 

Il punto di partenza: i dati non sono opinioni

I rilevamenti parlano chiaro:

  • quasi il 70% dei cittadini si dichiara insoddisfatto della sicurezza
  • il tema sicurezza è percepito come prioritario dal 59%
  • circa il 60% ritiene che la città stia peggiorando

Non si tratta di slogan ma di indicatori di una frattura: tra amministrazione e comunità.

A questi si affiancano episodi sempre più frequenti segnalati dai cittadini:

  • furti e tentati furti
  • vetrine infrante nel cuore del centro
  • bivacchi
  • ubriachezza molesta
  • gruppi giovanili fuori controllo

Presi singolarmente, possono apparire episodi.
Considerati nel loro insieme, delineano un fenomeno urbano strutturato.

E quando un fenomeno si stabilizza, non è più emergenza: è questione di governo.

 

Il nodo giuridico: ciò che il Sindaco deve sapere (e non può evitare)

È qui che cade l’alibi più ricorrente:

Affermarlo in termini assoluti è giuridicamente inesatto.

La sicurezza pubblica, in senso stretto, è competenza statale.
Ma la sicurezza urbana – ossia la qualità concreta della vita nelle città – coinvolge direttamente il Sindaco.

Il Testo Unico degli Enti Locali (art. 54) attribuisce al Sindaco, quale ufficiale del Governo, il potere-dovere di adottare ordinanze contingibili e urgenti per prevenire e contrastare situazioni che minacciano la sicurezza urbana.

L’art. 50 TUEL gli consente di intervenire su:

  • degrado urbano
  • vivibilità
  • decoro
  • disturbi alla quiete pubblica
  • orari e condizioni di esercizio di attività

Il decreto-legge 14/2017 definisce la sicurezza urbana come un bene pubblico, legato alla coesione sociale, alla legalità e alla qualità della vita.

Tradotto senza ambiguità:
 - il Sindaco non è spettatore.
 - il Sindaco è titolare di responsabilità operative.

Le ordinanze, tuttavia, non si esauriscono nella loro emanazione: se non vengono applicate e fatte rispettare, cessano di essere strumenti di governo e si riducono a mera formalità.

 

Il caso emblematico: le telecamere che non vigilano

A rendere ancora più fragile il quadro vi è un elemento tecnico che assume rilievo politico:
un sistema di videosorveglianza non pienamente funzionante.

Su 110 telecamere installate:

  • in alcuni momenti ne risultano operative circa la metà
  • mediamente, una quota significativa è inattiva per problemi di rete

Un sistema così configurato è:

  • instabile
  • non continuo
  • parzialmente inefficace

La videosorveglianza ha senso solo se è costante e affidabile.
Diversamente, non svolge né funzione preventiva né funzione probatoria.

Una telecamera non funzionante non è neutra:
è un vuoto di controllo.

Ne consegue una domanda inevitabile:

può dirsi garantita la sicurezza urbana quando gli strumenti predisposti risultano intermittenti?

 

La libertà che si ritira: il diritto delle donne alla città

Vi è poi un segnale più profondo, meno visibile ma più rivelatore.
Non compare nei grafici, ma attraversa le coscienze.

È la paura delle donne di camminare sole.

Sempre più spesso, a Vignola, ragazze e donne modificano le proprie abitudini:

  • evitano di uscire sole la sera
  • scelgono percorsi più lunghi ma illuminati
  • accelerano il passo al rientro

Non è semplice prudenza.
È limitazione della libertà personale.

Qui il problema muta natura.

Non siamo più soltanto nel campo della sicurezza urbana.
Siamo nel campo dei diritti fondamentali.

Una città è davvero sicura quando una donna può attraversarla senza sentirsi esposta, senza dover negoziare la propria libertà con la paura.

Il resto è amministrazione.

Questo è civiltà.

 

L’ombra fisica: quando il buio diventa complice

A questo quadro si aggiunge un elemento strutturale:
l’insufficiente illuminazione di diversi quartieri.

Il buio, nello spazio urbano, non è mai neutrale.

Il buio:

  • riduce la percezione di sicurezza
  • facilita la microcriminalità
  • amplifica l’isolamento

L’illuminazione pubblica non è un dettaglio tecnico.
È una infrastruttura di sicurezza primaria.

Illuminare significa:

  • presidiare
  • prevenire
  • restituire spazio alla comunità

Una strada non illuminata è, di fatto, una strada sottratta.

 

La responsabilità: politica, amministrativa, morale

Non si tratta di responsabilità penale.
Si tratta di responsabilità pubblica.

Il Sindaco:

  • non esercita funzioni di polizia giudiziaria
  • ma esercita funzioni di governo del territorio

Può:

  • rafforzare il presidio della polizia locale
  • intervenire su degrado e illuminazione
  • adottare ordinanze mirate
  • garantire il funzionamento dei sistemi tecnologici
  • coordinarsi con Prefettura e forze dell’ordine

Può, soprattutto, riconoscere il problema.

Negarlo, ridimensionarlo o rifugiarsi in una responsabilità meramente formale, limitata alla sola adozione di provvedimenti non adeguatamente attuati o monitorati, equivale, nei fatti, a consentirne il consolidamento.

Il punto morale: la fiducia prima della sicurezza

Una città non perde sicurezza solo quando aumentano i reati.
La perde quando i cittadini smettono di sentirsi protetti.

Quando una donna cambia strada per paura, quando un commerciante teme per la propria vetrina, quando un cittadino evita uno spazio pubblico, allora il problema è già presente, anche prima delle statistiche.

La sicurezza è un equilibrio fragile tra realtà e percezione.
E la percezione, quando diventa diffusa, è già realtà politica.

 

Conclusione: ciò che non si può più dire

Non si può più dire:

“Non è mia competenza.”

Perché non è vero nella sua interezza.
E perché non è più sufficiente.

Si può dire, invece:

“Non tutto è nelle mie mani, ma ciò che è nelle mie mani funzionerà.”

Questo è il discrimine tra amministrare e governare.

La sicurezza non è uno slogan.
È una funzione continua.

È fiducia, affidabilità, presenza costante sul territorio e tra la gente.

E quando anche solo una parte della comunità rinuncia alla propria libertà per paura, allora non è solo la sicurezza ad essere in discussione.

È la qualità stessa della vita civile.

E su questo, nessuna amministrazione può permettersi di essere assente.